E se 5000 euro vi sembran troppi...

16.01.2015 07:32

Seppure in un contesto intriso di goliardia come la trasmissione “La Zanzara” su Radio24, le affermazioni di Mario Capanna, già leader storico del movimento studentesco italiano, un passato tra i gruppuscoli della sinistra per poi approdare a Democrazia Proletaria della quale è stato segretario nazionale, e con alle spalle un lunga carriera politica che lo ha portato ad essere parlamentare italiano, parlamentare europeo e consigliere regionale, hanno creato un grande sconcerto.

L’ex ragazzo in eskimo degli anni ’60 ha più o meno affermato: “Non mi sento un privilegiato per la mia pensione da 5000 euro netti al mese”.  Il che detto da un qualsiasi (fortunato) mortale farebbe un po’ arrabbiare, ma detto da un uomo che per tutta la vita è stato a sinistra, bandiera di quella sinistra degli ultimi, leader assoluto dei bisogni dei più deboli ha lasciato basito tutti e non solo i nostalgici.

Ha ragione Mario Capanna quando afferma che i giornalisti farebbero bene a occuparsi di cose più serie che di queste “minchiate”, l’aggettivo è suo. Certo, i problemi dell’Italia sono ben altri. Ma bene, molto bene avrebbe fatto Capanna a rispondere in modo più elegante alla domanda dei presentatori per evitare che le sue affermazioni assumessero la forma di uno sputo nell’occhio nei confronti di quei milioni di pensionati provenienti dal mondo del lavoro che vivono con cifre infinitamente inferiori. Proprio quei lavoratori o disoccupati  dei quali Mario Capanna nella sua vita precedente ha sempre dichiarato di avere al suo fianco e di lottare con tutte le sue forze per difenderne i loro bisogni.

Non credo si possa contestare il vitalizio maturato dell’ex politico in virtù di norme scritte da altri e in epoche politiche lontane.  Resta, invece, la grande amarezza nel constatare che anche un personaggio come Mario Capanna, un onesto leader politico, magari visionario e un po’ utopico, oggi contadino benestante con podere a Città di Castello,  scrittore di successo, ha perso il contatto con la realtà.

Dal suo eremo tra le terre collinari dell’Umbria, Capanna era tornato agli onori della cronaca nei giorni scorsi perché assieme ad altri 53 ex consiglieri regionali della Lombardia, aveva presentato un ricorso al Tar contro il taglio del 10% del vitalizio maturato. Una scelta, ha sostenuto Capanna, fatta non tanto per sé quanto per difendere i diritti acquisiti di milioni di pensionati e di lavoratori. Ha sostenuto infatti l’ex leader di Democrazia proletaria: “Chi contesta la mia scelta dice sciocchezzine. Io la casta la combatto dal 17 novembre 1967. Prendo 5mila euro netti al mese, ma il problema non sono i 100 o 200 euro che mi verranno decurtati. Se però malauguratamente il Tar non ci desse ragione, si aprirebbe un precedente micidiale che riguarderebbe milioni di pensionati e di lavoratori. Così diventerebbe lecito intaccare i diritti acquisiti”. E ancora: “Il vitalizio non è un privilegio, ma un diritto costituzionalmente garantito, e io non mi sento assolutamente un privilegiato. Quei due vitalizi me li sono meritati, anzi ho anche rinunciato a un terzo vitalizio, quello da parlamentare europeo”.

Capanna, come si diceva, oggi non è più un politico. Un bel giorno sul finire degli anni ottanta, lasciò perdere la politica per dedicarsi ad altre cose come l’agricoltura, lo scrivere e anche per assumere la presidenza della Fondazione dei Diritti Genetici. Non è più un politico anche se il suo nome continua a far battere forte i cuori di quei tanti ex ragazzi che dal 1967 in poi hanno visto nel carismatico Mario il faro di una politica fatto solo di valori. E allora perché ferirli con affermazioni come quella fatte a “La Zanzara”?

E forse, il vecchio Mario, si poteva anche risparmiare un’affermazione come quella che segue rivolta al conduttore della trasmissione: “Ho fatto il parlamentare, il consigliere regionale. Adesso secondo lei dovrei fare il barbone sotto un ponte?”.

C’erano modi e modi per difendere i suoi diritti acquisiti. E forse anche quegli degli altri. Anche senza andare a “La zanzara”. I ragazzi che sognavano di fare la rivoluzione oggi sono dei signorotti benestanti. Buon per loro. Partirono per fare la rivoluzione e finirono con il fare gustose marmellate e a coltivare pomodori, zucchine, melanzane e a produrre un olio biologico grazie ai 200 ulivi della tenuta. Ripetiamo: buon per loro.

Non dimentichino però i proclami, le barricate e la voglia di rivoluzione di quegli anni. E, soprattutto, almeno per il rispetto loro dovuto, i leader di allora si ricordino dei tanti ragazzi che si sono persi per strada per seguire un’utopia partita proprio dalle barricate messe in atto dal Movimento Studentesco di Milano di cui Mario Capanna è stato leader assoluto. Periodo che lo stesso leader ha raccontato in un suo libro di successo: “Formidabili quegli anni”.  Finiamola così con una battuta: formidabili quegli anni? Non male neppure questi. Quindi, molto meglio tacere.


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