Enti inutili, ma così inutili che resistono a tutto e godono di ottima salute!

11.04.2014 07:30

La prima volta che ho sentito parlare di Enti inutili avendone cognizione di causa risale al 1976. Quell’anno il deputato monregalese Raffaele Costa entrò per la prima alla Camera e cominciò la sua personale battaglia contro gli sprechi della pubblica amministrazione. In realtà la prima legge “taglia-enti” pare risalga addirittura al 1956 e quasi sessant’anni dopo siamo ancora qui a parlare di tagli, ritagli e frattaglie ingoia soldi.

In realtà, essendo noi in Italia, non sappiamo nemmeno bene quanti siano e quanto costino alla collettività, questi cosiddetti Enti. I numeri variano alla bisogna e i miliardi sembrano le ballerine del Crazy Horse. Tanto per dire il governo Monti ne aveva contati circa 500, per un costo pari a dieci miliardi di euro ogni anno, mentre secondo le rilevazioni dell’Upi (Unione Province d’Italia) potrebbero addirittura essere oltre 3.000. In ogni caso un pozzo senza fondo dove il magna magna, vero sport nazionale, è più che mai praticato.

Nel corso degli anni un paio di sforbiciate sono state date, ma i si tratta di numeri esigui: 50 0 poco più sono quelli eliminati o riordinati. Eppure, solo per restare agli anni a noi più vicini, nell’ottobre del 2009 l’allora ministro Roberto Calderoli sosteneva:  “A fine mese succederà una cosa che non è mai successa in Italia: cadrà la ghigliottina sugli Enti inutili che non si sono ristrutturati, non hanno chiuso, non hanno ridotto il personale e non hanno tagliato le spese”. Quindi?  Quindi praticamente nulla di fatto, tanto che gli stessi decreti taglia Enti predisposti dal ministro furono bocciati dal Consiglio di Stato il quale aveva  riscontrato che erano scritti male, cioè che violavano i criteri stabiliti per legge dal duo Calderoli-Tremonti. Mah!

Non solo i cosiddetti Enti inutili resistono a tutto, ma essendo la politica italiana praticata alla grande da eccezionali azzeccagarbugli alcuni Enti sono stati prima soppressi e poi ripristinati, altri soppressi e rinati con altri nomi, altri ancora trasferiti ad altri Enti con baracche e burattini. Un piccolo esempio? Eccolo: il governo dei professori prima abolisce i tre Consorzi per i laghi del Ticino, dell’Oglio e dell’Adda con relativi presidenti e consiglieri accorpandoli in un unico Consorzio per i laghi prealpini. Due mesi dopo il coup de théâtre: via il Consorzio nazionale, bentornati i tre precedenti Consorzi!

Come detto è quasi impossibile risalire a quanti sono e cosa fanno questi fantomatici Enti. A scorrere il nome di alcuni di loro però il sospetto è che resistano con la precisa intenzione di garantire prebende e posti lautamente ricompensati a chi li occupa. Chi sa di cosa si occupa, per esempio,  l’Istituto nazionale per le case degli impiegati dello Stato costituito nel 1924 o l’Ente nazionale per l’addestramento dei lavoratori del commercio? E l’Ente nazionale della montagna? C’è poi anche l’Ansas (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica) che sembrava destinata a scomparire ma con un colpo di magia è diventata Indire, ovvero Istituto Nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa.  Ma c’è anche l’ Istituto di beneficenza Vittorio Emanuele III, varato nel 1907 e l’Ente patronato pro-ciechi intitolato alla Regina Margherita, o l’ Opera nazionale dei figli degli aviatori trasformato poi in soggetto privato.  In Veneto sopravvive l’Istituto per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere.

Prima di abbandonare l’elenco di questi alberi della cuccagna, che potrebbe continuare per pagine e pagine, il caso emblematico è rappresentato dall’Enit,  Agenzia nazionale per il Turismo, un Ente pubblico che opera nella promozione dell'offerta turistica dell'Italia, che nel solo 2013 ha speso 138 mila euro solo per comprare giornali e riviste e i cui dirigenti prendono un’indennità mensile netta che può arrivare fino a 17 mila euro e che spende oltre 5 milioni di euro l’anno soltanto per pagare un centinaio di dipendenti all’estero. Un Ente al quale lo Stato gira  circa 18 milioni l’anno, che usati per coprire i costi di gestione e le buste paga di circa 180 persone e le spese di affitto delle 23 sedi sparse per il mondo. L’utilità? Pare piuttosto limitata, visto il continuo regresso del turismo in Italia.

Credo che per provocare un minimo aumento di bile possa bastare quando fin qui scritto. L’impressione è che anche le preannunciate “sforbiciate” dal governo di Matteo Renzi passeranno piuttosto lontano dagli Enti più o meno inutili. Il timore è che le mangiatoie resisteranno anche al furore renziano e alla mannaia del commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Il perché del pessimismo non deriva solo dalla storia. Troppi Enti sono il cimitero degli elefanti di schiere immense di burocrati ed ex politici famelici. Costoro conoscono tutte le tecniche per resistere barricati nelle rispettive postazioni. Piuttosto che cedere la greppia, si coalizzano e fanno... cadere il governo! E gli altri 60 milioni di Italiani poveri cristi pagano.