Furbetti

23.09.2015 06:51

Il trucco c’è ma non si vede. O non si dovrebbe vedere. Poi come succede spesso negli spettacoli di magia negli oratori di provincia dal cappello non esce nulla, e il prestigiatore fa la figura da maghetto stravagante. Chi lo avrebbe mai immaginato che quelli della Volskwagen, rei confessi, gente tutta di un pezzo, tutto lavoro, tecnologia e spread  si mettessero a fare gli illusionisti. Eppure è successo. E ciò che è successo ha fatto il botto. Il titolo della casa di  Wolfsburg è letteralmente crollato in borsa, Angela Merkel ha messo da parte il suo passo spedito da soldato, mentre il mondo intero si chiede: tu quoque Germany? Lo scandalo delle auto dotate di aggeggio elettronico in grado di raccontare balle sulle emissioni ha dell’incredibile. Roba, diciamo, che starebbe bene nel film di Totò che ha per titolo Totòtruffa, laddove il principe della risata riesce a vendere ad un americano tontolone nientemeno che la fontana di Trevi. Lo scandalo delle auto vendute con emissioni diverse da quelle dichiarate (si parla di quasi 11 milioni di auto) mette in difficoltà non solo il colosso dell’auto tedesco ma anche frau Merkel che di qui a pochi giorni proprio a New York si sarebbe recata per presentarsi agli altri leader mondiali come una paladina della salvaguardia ambientale in vista del vertice globale di Parigi sul clima. Solo nei giorni scorsi proprio da Francoforte Angela Merkel diceva: “Grazie all'industria dell'auto, abbiamo una crescita buona e stabile. È importante che l'industria dell'auto resti competitiva, che dimostri cos'è il made in Germany, dobbiamo pensare al futuro. Nelle prossime settimane il governo si occuperà di maggiori incentivi alle auto elettriche, vogliamo prendere una decisione entro quest'anno”. Adesso è tutto un pasticcio. E la grande reputazione dei tedeschi sempre piuttosto svelti a dare lezioni al mondo e certamente a in prima linea a dettare l’agenda della politica in Europa è un po’ compromessa. L’unica nota positiva di tutta questa storia che, ripetiamo, farebbe la sua bella figura in Totòtruffa, è che non appena lo scandalo è scoppiato Martin Winterkorn,  amministratore delegato del gruppo Volkswagen, ha subito ammesso il fatto senza provare ad arrampicarsi sugli specchi come solitamente succede da altre parti: “Le autorità hanno accertato delle manipolazioni da parte di Vw dei test sulle auto con motori diesel. Sono personalmente e profondamente dispiaciuto che abbiamo deluso la fiducia dei nostri clienti e del pubblico”. Adesso per i “furbetti del maggiolino”, venirne a capo sarà durissima. Ovviamente l’azienda pagherà un prezzo altissimo, speriamo almeno che non siano chiamati a pagare anche gli ignari lavoratori. Di fronte a queste cose non è possibile non chiedersi: e se il trucchetto lo avesse escogitato l’italiana Fiat, adesso Fca? Apriti cielo. Ci avrebbero sparato addosso da tutte le parti. Ci avrebbero bollato per dei prestigiatori da strapazzo, solo bravi a vivere di sole, mare, pizza, mandolino e truffe sullo stile delle tre carte. C’è poco da gioire di fronte al casino in cui si è cacciata la Volkswagen. Per una volta, pur senza gonfiare troppo il petto, è bello stare dalla parte di chi queste cose non le fa e forse non le ha mai nemmeno pensate. E pensare che una certa predisposizione per il trucco noi l’abbiamo impresso nel nostro Dna. Magari ci rifaremo, ma per il momento accontentiamoci delle balle che ci propina la politica nostrana anche senza ricorrere a scatolette elettroniche. Dalle nostre parti basta un piffero, un suonatore e… via camminare.


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