Ignoranza

09.10.2015 18:33

Il fatto è successo in un asilo nido in provincia di Ferrara. Una giovane madre ritira la propria bimba di 10 mesi perché tra il personale della struttura privata lavora una donna affetta da sindrome di down. La donna che non piace alla mamma, non ha compiti educativi né di assistenza, si limita a dare una mano alle altre operatrici attraverso servizi di pulizia. Nessuna attività pedagogica, quindi. Eppure la mamma della bimba che presumiamo si ritenga un’icona di bellezza, un pozzo di saggezza e una portatrice di certezze e valori simil ariani, non ha voluto sentire ragioni. Una sola frase ha accompagnato il suo gesto illuminato da grandi bagliori d’intelligenza: “Non voglio che mia figlia stia con quella ragazza Down”. Di conseguenza via da quel brutto posto affinché la sua pargoletta non incroci mai occhi leggermente differenti dai suoi. Eppure di quella donna  down, che ha 37 anni, si può dire che ha una bella esperienza lavorativa: da sei lavora come ausiliaria dell’asilo nido dopo aver lavorato per otto anni in una scuola materna paritaria della stessa città, dove faceva la bidella. Mai nessuno aveva trovato nulla da ridire sulla sua presenza e sulla qualità del suo lavoro. Poi un bel giorno si è presentata sulla porta dell’asilo nido una persona in grado di far soffrire oltremodo la giovane donna. E sì, perché l’ausiliaria ha capito al volo che le discussioni in atto tra la titolare della struttura e la mamma, avevano lei come involontaria protagonista. La Nuova Ferrara, il quotidiano locale che ha portato in luce questa brutta storiaccia, scrive che la lavorante è andata a casa scossa e piangente. Si è ripresentata al lavoro il giorno successivo accolta dal calore e dall’amicizia delle educatrici. Un grande e lungo abbraccio, un bacio e la vita continua. Per fortuna. Non osiamo immaginare quali valori saprà trasmettere la premurosa mamma alla propria incolpevole figlia. Alla fine di questa storia proviamo solo tanta pena. Una grande pena per quella mamma che è affetta da un malattia non rarissima, ma della quale non esiste cura e soprattutto non si guarisce praticamente mai. Si chiama sindrome dell’ignoranza acuta aggravata da stupidità cronica non latente. Nessuna cura sarà mai in grado di porre rimedio a questa sindrome. Mentre sappiamo benissimo che una qualsiasi persona con una qualsivoglia disabilità sa dare amore e regalare emozioni. Teniamocele strette queste persone speciali e lasciamo al loro destino le ochette griffate. Perché come cantava Piero Pelù nella canzone “Dimmi il nome” alla fine “non è la fame, ma l'ignoranza che uccide!”


contatori