La Giustizia e la terapia del buonumore

20.02.2015 06:25

Ricordate l’ex senatore abruzzese Luigi Lusi tesoriere della fu Margherita condannato lo scorso  maggio a 8 anni di reclusione per appropriazione indebita per aver distratto dalle casse del partito 25 milioni di euro? E ricordate il can-can che ne accompagnò  l’arresto e la successiva espulsione dal Pd? Ebbene l’ex senatore che oggi è tornato a svolgere la professione di avvocato si è preso una bella soddisfazione:  secondo i giudici del Tribunale di Roma l'ex parlamentare non andava espulso dal Pd che per questo motivo è stato condannato.

Quindi, par di capire, per i giudici che l’hanno condannato a 8 anni Lusi era un lestofante e ladro per essersi appropriato indebitamente di diversi milioni di euro, mentre per gli altri giudici lo stesso ex tesoriere non poteva essere espulso dal partito perché non gli era stata data la possibilità di replicare alle contestazioni e ai fatti ad egli addebitati.

Naturalmente non sappiamo come finirà la vicenda Lusi e come si concluderà il suo percorso giudiziario né sappiamo quale ricorso metterà in atto  il Pd per vedere riconosciuto il suo diritto a espellere chi non ritiene degno di appartenere al partito. Può anche darsi che tra qualche anno Lusi venga assolto perché il fatto non sussiste. In questi anni ne abbiamo viste di tutti i colori, nulla ormai può più farci sobbalzare dalla sedia. Una domanda però resta: avendo di fronte gli stessi fatti e le stesse prove com’è possibile che due Corti giudichino lo stesso reato in modo totalmente diverso, e poi magari la Cassazione ribalti ulteriormente le sentenze? Misteri della fede. La legge, come si sa, è uguale per tutti. E tanto per tranquillizzare lo hanno scritto anche nei tribunali. Il problema non è la legge, è la sua applicazione e interpretazione che lascia molto a desiderare. In attesa che tra una quindicina di anni si concluda l’iter giudiziario dell’ex tesoriere la giustizia in questi giorni ha dato il meglio si sé naturalmente nel pieno rispetto delle leggi vigenti! Vediamo le due recentissime perle.

Alcuni giorni orsono  un senzatetto ucraino di 30 anni è stato condannato in secondo grado a sei mesi per il furto di un pezzo di formaggio e di una confezione di wurstel avvenuto quattro anni prima, mentre a Mondovì in provincia di Cuneo un marocchino di 31 anni è stato condannato sempre in secondo grado a 2 mesi di carcere e 100 euro di multa con la condizionale per aver tracannato il 12 agosto del 2008  una bevanda del valore di ben un euro e 20 centesimi sottratta dallo scaffale di un supermercato. Il procedimento è stato lungo, complesso e non privo di colpi di scena anche perché inizialmente al bevitore  a sbaf0  era stata contestata anche l’aggravante della violenza, dove per atto violento si deve intendere lo strappo della linguetta (!!) con particolare forza, non essendo stato lo stesso ladrone capace di bere senza aprire la lattina. Di qui la violenza! Alla lattina, ovviamente. Tutto bene quel che finisce bene? Certo, giustizia è stata fatta. Due processi e una condanna quasi esemplare. E il reo come l’ha presa? Non ci è dato saperlo, perché nel frattempo tra un processo e l’altro il marocchino se ne è tornato al suo paese.

Allora ci chiediamo: di fronte a questi fatti c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di dire che la Giustizia italiana è malata? Suvvia, dai. Ogni giorno ci mette di buon umore e ci fa scompisciare dalle risate. La Giustizia come terapia del buonumore? Se non fosse tutto così tragicamente comico verrebbe da dire di sì. Invece la parola passa a Totò: ma ci faccia il piacere!

 

 


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