Ladri

23.10.2015 06:52

Leggendo i giornali di questa mattina non è possibile non farsi una domanda: ma davvero abbiamo impresso così forte nel nostro Dna di italiani il senso dell’illegalità? È mai possibile che malediamo i politici ladri, corrotti e pelandroni e poi come vediamo un vasetto di marmellata ci infiliamo le mani dentro come dei bulimici in crisi d’astinenza? Pare proprio di sì, altrimenti è difficile capire come sia possibile che 35 dipendenti del comune di Sanremo siano stati arrestati per truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico mentre a Roma la Guardia di finanza abbia eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare nei confronti di dirigenti e funzionari dell’Anas che ovviamente è estranea al malaffare. Nella città dei fiori è emerso un quadro sconsolante e desolante. Le immagini hanno portato in luce il ladrocinio generalizzato messo in atto da un gran numero di dipendenti che consideravano il Comune e il loro posto di lavoro come una mucca da mungere e a volte anche da far mungere. Timbrature multiple nel senso che uno timbrava più cartellini, assenze coperte da colleghi, entrate per timbrare e poi via di corsa a bighellonare in centro a magari a fare un altro lavoro. A Roma la solita solfa: un gruppetto di mariuoli intascava mazzette su appalti per importanti opere pubbliche. A parte l’ex sottosegretario Luigi Meduri (ex Margherita) tutti gli altri – compresi i furbetti del cartellini di Sanremo – nulla hanno a che fare direttamente o indirettamente con la politica. Quindi impiegati, vigili urbani, operai, funzionari, dirigenti tutti accomunati dalla stessa passione: fregare lo Stato, che evidentemente è considerato una cosa estranea a loro stessi o un’entità astratta da spremere a piacere. Il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, parlando della vicenda romana ha detto di aver rilevato una  “deprimente quotidianità della corruzione”. Probabilmente il concetto è adattabile anche a Sanremo. Magari anche gli arrestati erano soliti definire i politici ladri e lo Stato un grassatore della peggiore specie. Nel frattempo che maledivano gli altri rubavano a man bassa come se il loro rubare fosse pratica virginea e non  un ladrocinio da dare i conati di vomito. Prima o poi anche questi signori – magari dopo essere stati licenziati e mandati fuori per sempre dalla pubblica amministrazione – capiranno che chi ruba allo Stato ruba a sé stesso e al suo vicino di casa. Poi continuiamo pure a maledire i politici, ma almeno facciamolo avendo le mani linde e la coscienza intonsa. E soprattutto con la speranza che le varie mutazioni genetiche modifichino in fretta il Dna truffaldino che trova così tanta ospitalità nei tanti grassatori dello Stato che rubano e hanno la sfacciata pretesa di cantare nel coro delle vergini. Non solo ladri, ma anche cattivi esempi, falsi predicatori e malandrini da strapazzo. Speriamo almeno che passata la tempesta non li ritroviamo tutti al loro posto, come se nulla fosse successo. Perché il danno e la beffa in abbinata sono davvero indigesti.


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