Lavoro

01.05.2015 07:37

Praticamente nel giorno in cui si festeggia il Primo Maggio, ovvero la Festa del Lavoro, il lavoro purtroppo manca sempre di più. A gettare acqua sui toni trionfalistici del primo ministro Matteo Renzi e dei suoi fedeli scudieri per via di quel zero virgola qualcosa in più sull'occupazione del mese gennaio, ci ha pensato l'Istat che ha certificato che nel mese di marzo il numero dei senza lavoro è tornato a crescere facendo lievitare il totale dei disoccupati al  13% che tradotto significa qualcosa come 3,3 milioni di persone fuori dal mondo del lavoro. Se a questo si aggiunge che la disoccupazione giovanile a marzo risale ad oltre il 43% la parola più adatta a descriverne l'insieme è: dramma. Un dramma vero. Un dramma che mette uomini e donne, giovani e meno giovani, con le spalle al muro e che trasforma intere generazioni in una sorta di esercito di fantasmi costretti a vivere di sussidi o a carico delle famiglie e che impedisce loro di vivere una vita dignitosa.  Altro che ripresa dell'occupazione grazie al  Jobs Act e agli sgravi decisi nella Legge di Stabilità! Di fronte a queste cifre drammatiche c'è poco da stare sereni. Anzi, la crisi che ogni tanto qualcuno si affretta a definire in via di scomparsa continua a mietere vittime e non sempre e non solo in senso figurato. Purtroppo, e ribadiamo purtroppo, un conto è brindare per qualche migliaia di nuove assunzioni (e ben vengano) un altro è lasciarsi andare a piccoli trionfalismi di facciata buoni solo per dare fiato a quel tipo di narrazione tanto cara a Renzi e ai renzini di complemento. La realtà purtroppo è questa. È ben difficile festeggiare il Primo Maggio in queste condizioni.  Un tempo c'era la Festa del Lavoro e con essa il lavoro. Oggi, forse, al massimo resta la festa come momento di incontro e di speranza. Che il Primo Maggio c'è la mandi buona e si porti via i famosi dispensatori di brindisi e veicolatori di ottimismo interessato di fronte allo zero virgola. Perché o sono incapaci o sono in malafede. In tutti e due i casi, non sappiamo che farcene.   
 


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