Morire di freddo

23.01.2018 12:21

La scarna cronaca ci racconta di una morte per freddo. Pochi i particolari: clochard, una trentina d’anni, origine africana. E la città: Torino. Il corpo di questo ragazzo appena trent’enne, arrivato chissà quando e chissà come in Italia, è stato trovato dentro ad una struttura abbandonata da anni nella zona della Pellerina. Questo “essere” è morto senza nome e senza storia, a pochi metri di distanza da centri come quello della Croce Rossa adibiti all’accoglienza dei disgraziati che vivono come randagi. Forse non c’era posto o forse non ha bussato. Chissà. Dicono che succede, è sempre successo e sicuramente succederà. Qualcuno per addolcire un po’ queste morti vergognose parla di scelte di vita, come se tutti gli homeless fossero finiti sulla strada per voglia di avventura. Qualcuno ci sarà, ma chi è sulla strada è spesso un disgraziato solo, che ha alle spalle una vita randagia e di sofferenza. Però ci si abitua a tutto, anche alle morti per freddo. Al massimo una smorfia sul viso prima di girare la pagina di giornale. E chiaro che nessuno di noi, e tra i noi metto anche le Istituzioni, può farsi carico di tutti i mali del mondo. Forse, ogni tanto, almeno per cominciare, basterebbe anche meno sufficienza e qualche parola in mano sparata da ugole che danno fiato alle trombe così tanto per essere a la page e magari in sintonia con chi prevede sempre e solo bastoni e annegamenti volontari in mare. Prima gli italiani! E vamos. Non sappiamo se le reazioni sarebbero state differenti se al posto del “clochard di colore di circa trent’anni” ci fosse stato un fantasma italiano. Forse sì o forse no. Perché anche se facciamo finta di non accorgersene sulla strada e nei luoghi più impensati non mancano gli homeless italiani, uomini e donne, che vivono ai margini del mondo tra l’indifferenza di molti. Questa morte ci invita a riflettere e nel farlo ci aiuta una battuta amara di Jena, il grande corsivista della Stampa, che nel giornale in edicola il 23 gennaio lancia la sua fucilata: “Un uomo è morto di freddo in un parco di Torino, non era di razza bianca”. Perché è solo noi umani che ci perdiamo a parlare di razza, mentre la morte accoglie tutti senza distinzione. Si vede che ieri l’altro la signora con la falce aveva bisogno di un “clochard di colore di circa trent’anni” e se lo è portato via in silenzio per non disturbare il sonno di noi brave persone.