Naïf

11.04.2015 07:35

Siamo davvero un Paese incredibile. O forse normale. Nel senso che la normalità spesso è quella cosa per cui non si capisce bene se l’importante è apparire qualunque cosa accada. Ciò che è successo al tribunale di Milano, nella sua tragicità, avrebbe meritato meno chiose e più riflessioni. Fatti salvi i commenti a caldo, anche da parte di persone degnissime e posate che sono andati un po' sopra le righe per un comprensibile coinvolgimento emotivo, troppe parole sono state come sempre un rinfresco dell'ugola. Tra i vari commenti di cui avremo fatto molto volentieri a meno c'è anche quello di Adriano Celentano che dal pulpito del suo blog ha fatto il suo bel predicozzo sociologico partendo dal fatto di cronaca. Quindi in un improbabile colloquio con il governo il molleggiato predicatore ha chiosato il suo eccezionale contributo alla riflessione generale. Immaginando che qualcuno del governo lo stesse ad ascoltare Celentano in modo diretto, con il solito “tu” confidenziale che fa molto naïf ha detto: "Tu non hai idea di come io mi senta in questo momento. Non pretendo che tu mi difenda in fondo non sono che un cittadino, lo so, ma almeno avvisami quando inviti qualcuno che vuole uccidere la gente. Forse lo sbaglio è di esserti concentrato troppo sulla velocità per risolvere una crisi impossibile e non aver, invece, subito pensato a un centro di accoglienza per gli assassini che ormai si confondono coi cittadini. A cosa serve il progresso se poi ti uccidono?" Ora potremo aprire un concorso per provare a capire cosa centra la crisi, la velocità con la quale si muove il pur ciarliero primo Ministro con la tragedia di Milano, ma a che servirebbe? È troppo facile vedere che si parla tanto per parlare, senza che nessuno invochi il tuo intervento o che partendo da una pur brillantissima carriera ci si improvvisi tuttologo sempre, comunque e in ogni luogo. Forse aveva ragione Andy Warhol secondo il quale “ognuno ha diritto ad un quarto d’ora di celebrità”. Non è questo il caso di dell’ex ragazzo della via Gluk, che di celebrità ne ha giustamente tanta da lustri. È pur vero che Celentano a volte parla nella sua veste di re degli ignoranti (ipse dixit) per cui tutto è gli concesso, ma non è che tacendo perdeva lo scettro.


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