Ostriche e champagne? No problem, paga Pantalone

22.11.2013 08:19

Non passa giorno che in Italia non affiori un nuovo scandalo. Non passa giorno che dalla politica del malaffare non arrivi la notizia dell’immoralità dilagante, anzi assunta a sistema, che aleggia tra i “nostri” rappresentanti istituzionali a vario livello. Tangenti, bustarelle, regalie e ruberie ci sono sempre state. Ma pare che oggi quel lordo senso di impunità che pervade “lorsignori” sia diventato ancora più sfacciato.

Difficile fare una classifica, ma ciò che emerge dalle spese dei consiglieri regionali di vario schieramento e colore è una cosa così urticante per la quale è impossibile provare qualcosa di diverso dallo schifo. Se in principio fu il famoso e famigerato Franco Fiorito, consigliere regionale nel Lazio, grande spendaccione e grande svuotatore di casse pubbliche, assurto suo malgrado a simbolo del male, ora a vario livello è tutto un crescendo di Fioriti d’Italia. Pare quasi che a tenere insieme l’Italia – da Nord a Sud, isole comprese - sia questa rete di malfattori ai quali noi abbiamo affidato in buona parte il nostro destino. Basta scorrere i giornali, in attesa naturalmente che le colpe siano provate per tutti, per trovarne di tutti i colori.

Qualcuno le ha definite spese pazze. Ma l’aggettivo più idoneo forse è spese vergognose. Nel senso che provocano l’immensa vergogna nell’apprendere che troppe persone, anzi parassiti, vivono alla grande senza mai provare un briciolo di vergogna per le loro sfacciate “note spese”.

Con quale faccia e con quanta sfrontatezza decine e decine di consiglieri regionali, già gratificati da stipendi da capi di stato, mettevano in conto l’acquisto di ogni genere di mercanzia? Dallo scontrino del caffè, offerto con nonchalance all’amico o conoscente al bar, alle bottiglie del più costoso champagne accompagnato in molti casi dalle immancabile ostriche, passando per cene e dopo cene con tanto di trastullo garantito da qualche capatina al night e a ciò che consegue a più tarda ora, è tutto un pagare da parte di Pantalone. Con quale faccia, ripetiamo, questi signori in giacca e cravatta mettevano in conto a tutti noi qualsiasi acquisto capitasse loro di fare durante la giornata? Se non fosse tutto così dannatamente schifoso ci sarebbe quasi da ridere nel vedere la lista di questa “spesopoli” della vergogna messa in conto dai consiglieri sotto la voce di “spese di rappresentanza”.

Quale rappresentanza istituzionale si può fare con una motosega? Per la verità chi scrive un’ideuzza ce l’avrebbe, ma non è certamente quella per cui il consigliere in oggetto l’ha acquistata. Quale rappresentanza ci può essere nell’acquisto di briglie da cavallo o di un giogo per bue? Si avete letto bene: briglie e giogo! Ma in conto a Pantalone sono finiti anche migliaia e migliaia di euro per massaggi e solarium. Così come altre migliaia di euro, sempre a carico di Pantalone, se ne sono andati (questa è del Piemonte) per l’acquisto di borse Louis Vuitton ed Hermes oltre a gioielli di Cartier. Ecco, grossomodo questo è il quadro, che accomuna in un unico grande abbraccio praticamente buona parte  delle regioni italiane.

Adesso è la volta dei consiglieri regionali del Piemonte, ai quali i magistrati di Torino hanno contestato spese per i pochi anni presi in esame per un milione e 400 mila  euro, che tradotti al vecchio conio, per rendere più esplicito l’ammontare del malloppo, corrispondono a circa 2 miliardi e 800 milioni. Sono ben 43 (inizialmente gli iscritti nel registro degli indagati con l'accusa di peculato erano 56 consiglieri su 60) i consiglieri che hanno ricevuto la letterina con dentro il  “415 bis”, ovvero l'atto con cui si comunica all'indagato che le indagini sono ormai concluse e per i quali la procura chiede il rinvio a giudizio.

Naturalmente prima di preparare il rogo (purtroppo solo virtuale) è logico attendere che anche gli “avvisati” possano difendersi. Tra gli indagati non tutti hanno pasteggiato a ostriche e champagne prima di affidarsi alle mani (solo alle mani?) di qualche giovane e brava massaggiatrice. Staremo a vedere. Al momento non sappiamo se tra i frequentatori di Palazzo Lascaris avremo anche noi il nostro Fiorito sabaudo o un Batman alla bagna cauda che dir si voglia, o fors’anche un simil Mariuccio dei video poker. Per il momento ci accontentiamo della banda Bassotti in salsa sabauda.

La speranza è che almeno qualcosa di ciò che si è letto in questi giorni non sia vero. In fondo farebbe piacere che così fosse e non solo perché tra i banchi del Consiglio regionale siedono persone delle quali (chi scrive queste righe) ha stima, stima sincera perché ne conosce la storia e la passione politica.  A fatti accertati, però, per i colpevoli la pena dovrebbe essere una sola: la restituzione del maltolto e soprattutto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Gli indegni, i ladri, gli approfittatori vadano fuori per sempre dalle Istituzioni.

Ciò detto resta il malcostume, che è tanto. Anche se non è il caso di fare della demagogia populista a buon mercato e di mettere tutti nello stesso calderone. Non sempre il malcostume è reato. Non lo è mai quando la legge se la scrive l’utilizzatore finale e il controllo delle norme è affidato a sé stessi. Se arbitro e giocatore sono la stessa persona chi fischia il fallo? Non è chiaro. Mentre è sempre chiaro che a pagare è Pantalone, cioè noi italiani sudditi di siffatta specie.