Parolai, silenzi, baruffe e quei morti che gridano vendetta

11.10.2013 07:32

La tragedia di Lampedusa ha portato in primo piano l’italica propensione all’indignazione da salotto e caminetto e ha dato fiato alle trombe degli sparacazzate un tanto al chilo. Sappiamo bene che di fronte a tragedie così immani, ogni parola può apparire di troppo. Per questo nel parlarne userò le parole con la massima parsimonia. Ma forse più del concionare da salotto a far male  sono i silenzi e soprattutto le stupidaggini o peggio ancora i calcoli di bottega che si sprigionano ogni qualvolta ci si trova di fronte a drammi veri. Parole, silenzi e stupidaggini non aiutano a capire e tantomeno a prevenire.

Intanto l’Italia che è stata un popolo di migranti (ci ricordiamo, vero, dell’affondamento del Sirio, anno 1906?) ed oggi spesso è a corto di memoria, non può essere lasciata sola. Se l’Italia contasse o avesse contato qualcosa in Europa in questi anni avrebbe preteso un legge “europea” che non la costringesse a raccogliere i cadaveri, da sola, e a sistemarli nei capannoni di Lampedusa. L’Italia vive sulla propria pelle un dramma che è perlomeno europeo.

Papa Francesco, che è il più grande regalo che Dio - per chi ci crede - poteva inviare a guida della Chiesa, a Lampedusa ha detto: “Lasciamo piangere il nostro cuore. Preghiamo in silenzio”. Il silenzio richiamato da papa Bergoglio non è quello dell’indifferenza, ma quello dell’esame di coscienza. Il silenzio del raccoglimento che prelude l’azione. Il papa ha sintetizzato la tragedia e puntato il dito contro la “globalizzazione dell'indifferenza” parlando apertamente di “vergogna” alla quale porre fine. Sarà ascoltato? La politica nostrana è stata ed è capace anche di dividersi sulle morti dei disperati e sugli arrivi dei disperati, sfruttati, violentati, umiliati che vedono nelle nostre coste se non l’Eldorado almeno un posto dove la vita offra prospettive degne, appunto, della vita.

Seguendo l’esempio peloso del politically correct, tanto amato dai variopinti demagoghi della politica e dai giornalisti da talk-show, potremmo dire: apriamo le braccia, accogliamo tutti. Ce lo impone il dovere di accoglienza e la carità del presunto ricco Epulone. Chi sostiene questo o è in mala fede o totalmente ignorante, ma non nel senso che ignora, sia chiaro.

La solidarietà che è notoriamente un dovere non passa attraverso quella sorta di tacita complicità con chi all’origine del dramma lucra sulle angosce dei disperati. La solidarietà è pianificazione (non in templi biblici, ma con interventi che potrebbero essere attuati in pochi giorni: Italia capofila di una legge di valenza Europea), attraverso progetti da sostenere nei luoghi di provenienza, accordi bilaterali, pugno di ferro con i negrieri e con gli Stati canaglia che commerciano in morte attraverso l’acquisto di armi dai civilissimi paesi europei, in primis l’Italia.

L’emergenza – a partire dal senso etimologico del termine - non può essere la quotidianità. Così come la drammatica quotidianità non può finire nell’indifferenza che sfocia in un profluvio di parole ogni qual volta è il dramma a bussare alle nostre coste, mentre bussa ma non trova accoglienza né nella mente né nei nostri cuori.

Per cominciare sarà possibile mettere agli angoli gli estremi delle frasi di chi parla a vanvera? La soluzione per qualcuno è aspettare i barconi al largo di Lampedusa con il colpo in canna. Per altri, ovvero per i pelosi della carità fittizia il verbo è uno solo: venite pargolus. L’Italia e l’Europa non possono diventare il paradiso dei delinquenti e rappresentare il miraggio per migliaia di immigrati clandestini. Ovviamente non penso a quelli che fuggono dalla miseria della vita quotidiana e dalla violenza della guerra, ma a quelli che cercano il posto più facile e  più vantaggioso dove farla franca.

Qualcuno propone ora di abrogare la legge Bossi-Fini. Più sommessamente ci permettiamo di consigliare che la suddetta legge non diventi un totem né per chi la vuole abrogare né per chi la vuole mantenere. Dice la battagliera e coraggiosa sindaca di Lampedusa Giusi Nicolini: “La Bossi-Fini va abrogata subito perché ha fallito... Non può essere la polizia ad occuparsi dei bambini siriani o dei naufraghi o dei superstiti di un naufragio”. Se è migliorabile perché non modificarla? Quindi nessun totem. Gli interventi però servirebbero subito, mentre la politica parolaia ha tempi biblici. Ci pare molto più veloce quando si tratta di garantirsi qualche vergognoso privilegio. Allora tutto fila più veloce di Italo, il treno da 300 chilometri all’ora. Per il resto si viaggia in tradotta.