Piccoli gesti, grandi speranze

20.03.2015 06:08

Tra la sfilza di articoli che hanno riempito le pagine dei giornali grazie agli arresti eccellenti di questi giorni come se fosse stato in atto un giro d’Italia della mazzetta, una notiziola in fondo in fondo, data senza enfasi, ha riportato un po’ di sereno. A due settimane dalla visita al quartiere di Tor Bella Monaca, papa Francesco ha donato 5 quintali di cibo da far distribuire alle famiglie in difficoltà di quel periferico quartiere della capitale. Non dovrebbe essere una grande notizia anche perché ufficialmente la chiesa dovrebbe stare sempre dalla parte dei poveri, anche se in realtà molta gerarchia delle chiesa ama il lusso e magari abita in appartamenti principeschi come la dimora da 700 metri quadri del mitico cardinale Tarcisio Bertone, già segretario di Stato Vaticano. Invece sebbene la notizia sia stata nascosta perché sommersa dalle paginate di liquame uscito dall’ennesimo affaire tangentizio, è una di quelle piccole cose che val pena evidenziare. A scanso di equivoci, e scusandomi per l’appunto personale, devo dire che sono un cattolico molto sui generis e non praticante e quindi non sono portato a “esaltare” a priori i gesti papali.

Mi piace, invero, aggrapparmi a delle piccolissime cose per vedere in esse un altrettanto piccolissimo germoglio di speranza. Una speranza che qualcosa possa cambiare, a partire dalla vita di tutti i giorni. La speranza di vivere in un Paese normale dove corrotti e corruttori sono messi all’indice e non presi ad esempio e magari osannati per le loro gesta da prodi lestofanti. La speranza che chi ha la grande responsabilità di guidare la Nazione sappia farlo nell’interesse di tutti e non per il tornaconto di pochi. La speranza che i politici che sono degli emeriti tuttologi, che parlano bene di tutto, dall’economia ai diritti, dal sostegno alle famiglie al lavoro, dalla giustizia all’importanza della scuola, parlino di ciò che sanno veramente e magari ogni tanto facciano un giro loro per le borgate o vadano un giorno al mercato per vedere chi raccoglie gli scarti per poter mangiare.

Naturalmente il gesto papale verrà interpretato secondo la visone di ognuno. Gli anticlericali lo irrideranno vedendo nell’iniziativa di papa Francesco la demagogia del cristianesimo; i cattolici lo apprezzeranno, mentre i soliti ultrà delle fede manifesta, dei principi non discutibili  e ancorati al medioevo della chiesa adatteranno l’iniziativa papale secondo la loro particolare visione della carità cristiana.

Personalmente credo che sono proprio i piccoli gesti quelli che fanno rumore. La croce di ferro che il papa porta al collo al posto di quella in oro non cambia lo stato delle cose, ma è appunto un segno. Un gesto.

E allora perché non pensare e sperare che prima o poi il sole ritornerà a splendere per ricacciare indietro la nebbia del malaffare e dell’impoverimento valoriale che imperversa nella nostra Italia?

Quella povera Patria cantata da Franco Battiato che è “schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos'è il pudore, si credono potenti e gli va bene quello che fanno; e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Questo paese è devastato dal dolore...”.

Il gesto di Francesco ci porta a ricordare che tanti piccoli gesti quotidiani svolti silenziosamente lasciano un po’ di speranza. È bello, appunto, ricordare  che seppur nel rumore del malaffare c’è un’Italia che lavora, un’Italia solidale, un’Italia fatta da tanti piccoli gesti di chi regala in silenzio un attimo del proprio tempo agli altri.  Un’Italia, infine, fatta da gente normale che vive di cose normali. Quando anche questa Italia saprà alzare la testa e mettere all’angolo i lestofanti, diventeremo una nazione normale che non avrà più bisogno di rincorrere piccoli gesti per guardare al domani con meno pessimismo.


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