Populismo a buon mercato

17.04.2015 06:32

Un immigrato vale più di un operaio”: certo quando un giornale a tiratura nazionale spara un simile titolo in prima pagina non può che trovare accoglienza entusiastica in quella parte di Paese più abituata a ragionare con la “pancia” che con la testa. Il populismo attecchisce sempre di più proprio perché c'è chi non sa resistere a veicolare notizie usando il machete al posto della penna per raccontare quelle che sono delle problematiche reali. Aggiungere poi, come ha fatto il giornale di cui sopra, che alla sparata del titolo ha aggiunto un sottotitolo di questo tenore: “L'accoglienza degli immigrati costa circa 32 euro al giorno: 975 euro al mese. Una paga che vale quanto uno stipendio” equivale a eccitare gli animi usando armi  improprie. È chiaro che detta così una buona parte di popolazione italiana che si arrabatta a vivere come può non accetta che il “diverso” abbia ciò che a lui è precluso.

Il problema immigrazione esiste e non può essere ignorato. Come non può essere sottaciuta la spesa sostenuta dallo Stato su questo fronte. Ma cosa può fare l'Italia? Schierare la Marina Militare e sparare? Capovolgere i barconi di disperati almeno quelli che non si ribaltano da soli? Prenderli stremati sulle coste e rimandarli indietro su aerei della prima Guerra Mondiale? Ovvio, il controllo immigrazione non è questo.

Il problema, ripetiamo, esiste eccome. Ma se l'Italia che geograficamente rappresenta l'ultimo baluardo e il confine più prossimo con l'Africa contasse qualcosa in Europa, non verrebbe lasciata sola e l'Europa stessa si farebbe capofila di una vera politica di controllo e aiuti magari dai posti di partenza dei disperati. Invece l'Italia in Europa, pur vantando Federica Mogherini ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, pare contare come il due di picche a briscola. Per un bel po’ di tempo l’immagine dell’Italia all’estero è stata caratterizzata da quel signore che ha scambiato una marocchina per la nipote di Mubarak, per l’omino che da dietro un pilastro faceva “cu-cù” ad Angela Merkel prima di un vertice europeo. Adesso, dopo i “fasti” appena ricordati, l’Italia all’estero è Matteo Renzi. Un giovane annunciatore, lesto di lingua e lesto di battuta, ma non lestissimo nel realizzare ciò che annuncia a getto continuo e soprattutto con una considerazione della democrazia e del rispetto delle regole democratiche un po’ troppo personale. Se così non fosse, il primo ministro dovrebbero andare a Bruxelles a battere i pugni sul tavolo e a pretendere che una nazione fondatrice della Comunità Europea come l’Italia non sia lasciata sola di fronte all’esodo biblico che porta sulle nostre coste migliaia di disperati e forse anche qualche infiltrato pericoloso. Ciò che poi è successo nei giorni scorsi, con migranti cristiani gettati in mare, dovrebbe mettere al muro le coscienza e far tacere le lingue e smuovere al massimo chi ha il potere di intervenire. Ma forse è pretendere troppo. 

È troppo grande e complessa la questione immigrazione per lasciare che ad occuparsene siano i giornali più esposti sul versante del populismo o solo quei partiti e i loro leader che non sanno fare altro che mettere uno contro l’altro i disperati di ogni latitudine.

Sia chiaro: non si tratta di buonismo, né questo scritto vuole essere buonista. Ma l’assistere supinamente a ciò che capita, vedere scene di disperati arrivare a frotte, apprendere di cadaveri gettati in mare per sfamare i famelici pescecani che fanno da macabra scorta ai barconi in attesa del loro pranzo, non può essere riassunta in una questione di denaro “sprecato” e tolto magari ai bisogni degli italiani.

Quindi non ci resta che sperare che l’Italia sia capace di farsi sentire e rispettare all’estero e che nel nostro Paese finisca per sempre quella mala politica che non è capace di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini più poveri.  Se questo saprà farlo il Governo dell’annunciatore Renzi ben venga, saremo ben felici di cospargersi il capo di cenere. Ma, per favore, basta con un annuncio mirabolante al giorno. Facciamo un fatto vero ogni tre mesi, che forse è meglio anche se non sfama quella grande voglia di presentarsi da superman che pare alberghi in troppi politici attuali.

 

 


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