Prima, Seconda o Terza Repubblica è sempre così: A Fra', che tte serve

13.06.2014 06:48

La maleodorante storiaccia delle ricche tangenti del Mose con la valanga di soldi pubblici distribuiti a pioggia, si allarga ogni giorno di più. Ogni giorno ha la sua pena? Magari! Ogni giorno le pene per gli italiani onesti non sono mai singole. Pare stia uscendo di tutto. Dai soldi alle monache, ai vari leader e leaderini dei partiti che contano. Soldi per tutti, soldi a gogò. Questo mare magnum di euro in volo e di nomi altisonanti genera però un timore. Un grande timore. Pare che il calderone si stia riempiendo troppo e come è noto più si fa casino, meno si arriva alla verità.

Può sembrare paradossale ma è proprio così. Si tratta di un adattamento della famosa frase: tutti colpevoli, nessun colpevole. Ad oggi non sappiamo se tutte le accuse rivolte a politici, magistrati, finanzieri, imprenditori siano reali e tutte con riscontri. Certo, ciò che sta uscendo ha dell’incredibile. Tangenti vere e proprie, ma non solo. Tanti soldi  e in tutti i modi. La storia ci ha insegnato che c’è modo e modo di attingere ai vari pozzi di san Patrizio che sono sparsi qua e là per l’Italia della politica famelica. Ci sono le tangenti classiche. Le valigie e le buste piene di bigliettoni viola. Zaini con soldi che passano la frontiera con la Svizzera in groppa agli spalloni pronti a cambiare spalla appena giunti in territorio elvetico.

Ma ci sono anche altri tipo di dazioni. Molto spesso basta far arrivare all’industriale, ai manager delle aziende dei grandi appalti la necessità di un “contributo” per sostenere ad esempio la campagna elettorale del big di riferimento e i soldi arrivano. Qualche volta in chiaro, spesso in nero. Passando quasi sempre per mani che non sono quelle ben curate dei politici. E questo succede non solo ai massimi livelli. Più si scende di livello, più il contributo è basso; più si sale verso l’olimpo più sale la regalia. In questo caso il do ut des è anche finalizzato alla conquista della benevolenza del beneficiario della mancetta.

Chi ha qualche anno in più ricorderà certamente una delle frasi celebri della Prima repubblica e della Roma degli intrallazzi, delle mazzette e degli aiutini – e che aiutini! - ai big della politica. Si racconta, e questo racconto è finito nelle carte di varie inchieste e più ancora nella vulgata popolare, che l’imprenditore Gaetano Caltagirone ricevesse frequenti telefonate da Franco Evangelisti, politico di primo piano, più volte ministro e sottosegretario, nonché braccio destro di Giulio Andreotti, e che alle stesse rispondesse sempre da romano pratico quale era: «A Fra', che tte serve?» L’andazzo era questo: hai bisogno chiedi. Poi passo all’incasso. Ora entrambi i protagonisti di questa celeberrima frase sono passati a miglior vita portandosi dietro molti segreti, ma hanno lasciato in dono quegli stili i vita che oggi  a quanto pare sono sempre attualissimi.

È sconsolante dirlo, ma Prima, Seconda e poi quando sarà anche Terza Repubblica la musica sarà sempre la stessa, perché le note sono le stesse dello spartito che recita: L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla mazzetta. A Fra', che tte serve?