Saputelli

26.09.2015 07:24

Il passatempo più praticato in questi giorni è quello di prendere per  i fondelli – ben al di là dei propri demeriti - quella ragazza che ha vinto miss Italia. Naturalmente la dichiarazione fatta sulla sua preferenza di vivere nel 1942 per poter vedere la seconda Guerra Mondiale ha fatto il giro del web ed ognuno, compresi i semi analfabeti, ci hanno dato dentro con le battutacce contro la povera Alice Sabatini, di anni 18.  Diciamo che l’epiteto migliore indirizzato alla giovane miss è stato: sei un’oca! A soffiare sul fuoco della gaffe della poverina ci ha poi pensato Striscia la Notizia con quel satanasso di Valerio Staffelli che ha confezionato un servizio ad uso e consumo dei tanti che si sono sentiti in dovere di bacchettare quando non linciare la giovane di Viterbo. Nonostante siano passati ormai sette giorni il “dagli all’untore” non accenna a diminuire. Ebbene, l’autore di questa Nota non canta in quel coro. D’accordo, la ragazza l’ha sparata grossa, anche solo per il fatto che forse si è spiegata molto male. Forse, come si dice, sotto i capelli c’è poca cosa, ma in fondo dove si trovava? All’audizione presso l’Accademia della Crusca? E tutti quei saputelli prodighi di sberleffi sono così acculturati? La Sabatini, cinque tatuaggi, 18 anni, occhi marroni e capelli castani, alta 1,78 non è Grazia Deledda ma mettere alla gogna ragazze giovanissime, fresche di scuola, molto spesso fragili e giudicarle sulla base del proprio corpo e poi azzannarle in base ad un pensiero strampalato fa molto circo Barnum. La Nota non vuole assolutamente né sminuire l’affermazione della neo miss Italia né fare un inno all’ignoranza, ammesso che la ragazza lo sia per davvero. Ma, ripetiamo, in un contesto come un concorso di bellezza dove non è richiesto ai partecipanti di conoscere a memoria la Divina Commedia né di decantare con bella voce l’Illiade o l’Odissea ci può stare anche la frase stonata. Secondo l’autore di questa Nota, al massimo, se i saputelli sono davvero così saputi potevano scendere in campo e proporre per la gogna quei parlamentari che nulla sanno della storia del loro Paese e non hanno la più pallida idea di cosa sia, per esempio, la Perestrojka. Per dirla con Checco Zalone cadono dalle nubi anche quando si chiede loro lumi sullo Ior, sulla Bce o di fare un cenno al lavoro di Mario Draghi e Benjamin Netanyahu, Per non dire di chi pensa che l’Isis sia il nome di un fiore o al massimo una canzone di Biagio Antonacci. Naturalmente anche queste illustri penosità non sono state formulate all’Accademia della Crusa, ma si tratta delle risposte raccolte dalle Jene davanti a Monecitorio e Palazzo Madama quando deputati e senatori lasciavano l’Aula dopo una pesante giornata di lavoro. Eppure di fronte al trionfo dell’ignoranza quasi tutti si sono limitati a ridere o al massimo a scuotere la testa. Sarà più grave l’affermazione fatta  da Alice Sabatini,  o chi alla domanda sul  perché il 17 marzo 1861 è un giorno di festa per l'Unità d'Italia ha risposto: “Chiedete al ministro Maroni”, o quell’altro che non sa nulla dell’Irap perché non fa  parte della Commissione Bilancio. Questi sì che meriterebbero vignette, aforismi, canzonature e sberleffi sui social network come e forse più di Alice Sabatini. Per costoro credo possa bastare una battuta di Pino Caruso: “L’ignoranza è un diritto, ma molti se ne fanno un dovere”. Peraltro ben retribuito e finanche in grado di nuocere molto di più di una qualsiasi miss Italia.


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