Sceneggiata

30.10.2015 06:24

L’annuncio è arrivato in Mondovisione o  visto che siamo a Roma “Urbi et Orbi” nel primo pomeriggio di ieri: Ignazio Marino sindaco dimissionario della Città Eterna ha ritirato le dimissioni ed è tornato sindaco senza l’aggiunta di aggettivi. Per quanto Marino resterà sulla poltrona più alta del Campidoglio non lo possiamo sapere, ma adesso che il gioco è diventato duro i duri hanno scelto di restare in campo per la battaglia finale. Immaginare un Ignazio Marino alla Clint Eastwood fa un po’ ridere, ma dopo aver preso botte da orbi ed essere stato trattato come l’ultimo dei garzoni della più scalcinata bottega, anche il marziano Marino ha gonfiato il petto e si è fatto politico e prova a giocare la sua partita politica in un clima da commedia casareccia degli ani ’70. In questo breve spazio non mi occupo delle virtù o delle colpe del sindaco, se per davvero Marino è un marziano onesto o un Forrest Gump prestato alla politica e adesso messo all’indice dalla politica su pressione dei trafficoni, ma della bruttissima pagina che più attori hanno contribuito a scrivere ridicolizzando l’Italia e la sua capitale, forse la città più amata al mondo, agli occhi del pianeta terra. Hanno sbagliato tanto e tutti, ma ormai la frittata è fatta. Marino, piaccia o no,  ha provato a resistere a Matteo Renzi ed al suo essere presuntuoso e spocchioso sempre e con chiunque osi cantare leggermente fuori dal coro e non si allinei al codazzo degli osannatori a cottimo o peggio ancora abbia l’ardire di provare a ragionare con la propria testa. Il primo cittadino di Roma ha sostanzialmente cercato l’onore delle armi, ha preteso rispetto per sé e per il suo lavoro, anche se ha sbagliato quasi tutto quanto c’era da sbagliare nel portare avanti la sua strategia e la sua battaglia personale. Cosa succedere adesso? È molto facile: Marino, che ha le ore contate, in un modo o nell’altro verrà fatto cadere, e questo lo sa bene anche il sindaco che spera però che a tirare la volata per la sua rovinosa caduta finale sia in primis il suo (ex?) partito che di democratico ha forse solo più il nome.  Sa bene, il sindaco senza più aggettivi, che tutto si compirà nell’Aula Giulio Cesare, dove prima o poi si troveranno 25 Bruto disposti a pugnalarlo alle spalle. La storia, insomma, si ripete. Poi tutti insieme appassianatamente, dopo aver ridicolizzato l’Italia agli occhi del mondo, torneranno ad incrociare le armi quando in primavera probabilmente si andrà a votare. Tutti, naturalmente, si presenteranno davanti ai romani avendo in tasca la ricetta miracolosa per risollevare le sorti di Roma. Per adesso accontentiamoci del peggio che ci propina la politica. La partita che si sta giocando a Roma sembra per davvero una commediaccia senza capo né coda di cui il Pd è il vero protagonista negativo dell’intera sceneggiatura. Anche se a ben vedere la pellicola più che a un brutto film appartiene al genere della sceneggiata genere di cui, in fondo, siamo sempre stati degli inimitabili maestri. O al limite magari solo dei Tafazzi.


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