Sciacalli

20.04.2015 06:00

Anche di fronte a quell’immane tragedia che si sta rivelando essere il naufragio del barcone affondato nel canale di Sicilia con oltre 700 persone morte, i primi a scendere in campo sono stati alcuni politici che non sfigurerebbero tra gli sciacalli della savana africana. Nessuno ha naturalmente il diritto di impedire ad altri di esprimere il proprio pensiero, anche quando questo fa rabbrividire perché in qualunque modo la si pensi a morte finiscono persone e non genericamente migranti. Ognuno ha il diritto di parlare, certo, ma di fronte a tragedie da brividi e orrore, almeno nel giorno stesso in cui esse accadono, l’ideale sarebbe tacere e per chi ci crede raccogliersi in preghiera prima di dare fiato alle trombe della demagogia e soddisfare la voglia intrisa di egocentrismo che arma le lingue pur di finire tutti i giorni sui giornali. Sentire, per esempio, Daniela Santanchè sillabare frasi come quella che segue fa inorridire: “E’ la più grande tragedia del governo italiano. L’asse tra Renzi-Alfano e Boldrini ha portato a questo disastro. L’unica soluzione che si deve mettere in campo subito è che l’aeronautica italiana e la marina militare si attrezzino subito ad affondare i barconi pronti a partire come già era stato fatto in passato in Albania e che si apprestino subito a fare i centri d’accoglienza sulle coste africane”. Naturalmente non poteva mancare l’altro externator di professione della politica italiana che risponde al nome di Matteo Salvini il quale, secondo natura, addossa la colpa del naufragio a Matteo Renzi e Angelino Alfano che avranno tutte le colpe di questo mondo, ma l’additarli come responsabili dei disastri fa vergognare perfino gli sciacalli. Dice Salvini: “L'ipocrisia di Renzi e Alfano crea morti. Ne consegue che altri morti sono sulle coscienze sporche di Renzi, Alfano e dei falsi buonisti. Servono altri 700 morti per bloccare le partenze?”. Stop. Ognuno tragga le conseguenze che si sente di trarre. Stia con Salvini e Santanché se lo ritiene, o provi a restare “Umano” come ripeteva spesso il povero Vittorio Arrigoni morto ammazzato a Gaza nel 2011 e si affidi alla proprio coscienza. Già la coscienza. Per certuni è perfino difficile parlare di coscienza sporca, essendone praticamente sprovvisti. È ora di muoversi, muoversi in fretta, per porre un freno alla morte di tanti esseri umani che per i trafficanti di uomini valgano meno di un caffè. Si muova la politica, certo, ma se nel giorno della tragedia si fossero sentite solo la parole del Santo Padre sarebbe stato per tutti molto più facile sentirsi umani.  Umani  e basta.


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