Tra la pioggia e il diluvio di parole

21.11.2014 06:13

Perfino l’Italia che finisce sott’acqua con il suo carico di morte e distruzione è finita in caciara politica. Pur sapendo che lo sport più praticato in Italia da chi occupa una (qualsiasi) posizione politica/amministrativa è lo scaricabarile, ha fatto male assistere a quello squallido ping pong che ha visto contrapposti il potere locale a quello centrale e viceversa.

La pseudo lite tra il governatore della Liguria Claudio Burlando e il premier Matteo Renzi è stata da voltastomaco. A morte ancora calda e fango dentro le case, con aziende rovinate e gente sul lastrico, è iniziato il balletto: la colpa non è nostra. Dalla lontana Australia, nonostante le 12 ore di fuso orario, il premier si è affrettato a dire:  “Ci sono almeno vent’anni di politica del territorio da rottamare, anche in alcune regioni del centro-sinistra”. E daje con la rottamazione. Al che Burlando ha replicato: “I condoni li hanno fatti a Roma, tre in trent’anni”.

Quindi non si capisce mai di chi sia la colpa. Se di chi fa leggi astruse, ricche di contraddizioni, piene zeppe di vincoli e balzelli, o di chi vive sul territorio e lascia fare magari per compiacere le molte colate di cemento tanto care ai costruttori.

Naturalmente tutto ciò non riguarda solo i due chiacchieroni duellanti, anche se Burlando come molti altri governatori non può nascondersi dietro un dito. Anzi. E non riguarda solo Matteo Renzi: in tanti a partire da Beppe Grillo, che pure è di Genova, passando per i tanti renzini e per le tante renzine del cerchio magico non hanno avuto il buon gusto di tacere ed hanno pestato nel torbido pur di ricavarsi quel famoso quarto d’ora di celebrità da regalare alla truppa di seguaci.    

La realtà è che ci sono colpe evidenti sia nel governo centrale che in quello locale. Anche perché in troppi si sono svegliati in posti di comando più per abilità linguistiche (nel senso di chiacchierare, non equivochiamo) o per colpi di fortuna dovuti ad alchimie di partito, che per meriti e competenze proprie acquisite sul campo. Se a tutto questo si aggiunge una qualche predisposizione genetica alla mediocrità della nostra classe politica, il gioco è fatto.

Anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano non ha mancato di far sentire la propria voce durante la tragedia: “Credo di dover condividere, all’indomani dei fatti così sbalorditivi e sconvolgenti di Genova, l’accento messo sull’importanza che ha la tutela del patrimonio forestale anche per prevenire rischi derivanti dal dissesto idrogeologico di cui purtroppo il nostro Paese soffre endemicamente. Ho sentito un rischio anche di riferimenti generici, troppo generici, a proposito di quello che è accaduto di recente a Genova da ultimo, a burocrazie lente o a interventi giudiziari impropri”. Concetto un po’ difficile da tradurre, fin troppo presidenziale, ma tant’tè.

Già la burocrazia. La burocrazia c’è sempre, è sempre colpa della burocrazia come se la stessa fosse un’entità a sé stante, che si auto genera, si autogestisce e fa danni in per proprio conto. Invece non è così o non sempre è così.

Apprendere, per esempio, che in Liguria c’erano soldi non spesi per opere di prevenzione e progetti vecchi di 10 anni che si rincorrevano tra Roma, Genova, sindaci, conferenze di servizi e ricorsi vari fa davvero male. Perfino i lavori del Bisagno, quel torrente “tombinato” che scorre sotto le vie della città della Lanterna che ha fatto disastri su disastri, erano fermi da anni per i ricorsi presentati da una società che aveva partecipato alla gara e che, perdendola, era ricorsa al Tar.

Tanto per finire in bellezza, val la pena ricordare il diluvio di parole dopo il diluvio che ha sconvolto una bella fetta d’Italia sparate nell’etere dal premier Matteo Renzi. Parole fin troppo scontate, com’è nello stile del giovane e saputello virgulto: “Se vogliamo essere seri, se vogliamo evitare le passerelle e le sfilate da campagna elettorale, l'unica soluzione è spendere nei prossimi mesi i due miliardi non spesi per i ritardi burocratici. Diciamoci la verità: del dissesto bisogna occuparsi quando non ne parla nessuno, non quando ci sono i titoloni in prima pagina che tra poche ore saranno già dimenticati. C'è bisogno di sbloccare i cantieri. Di superare la logica dei ricorsi e controricorsi che rendono gli appalti più utili agli avvocati che non ai cittadini”.

Frasi da sottoscrivere. Ma chi è che deve dare sostanza alle parole? Signori, basta fiato alle trombe. Basta per favore. E basta piangere morti figli dell’inerzia, delle troppe parole e della burocrazia che non è una trovatella, ma è figlia di ben conosciuti genitori.

Purtroppo, però, il timore è che non sarà così. Alla prossima tragedia, torneranno in campo i venditori di fumo, accompagnati dai suonatori di piffero e parolai vari.