Troppi infami che maltrattano i più deboli

12.02.2016 06:47

Tutti noi restiamo sinceramente inorriditi di fronte alle immagine di maltrattamenti che con sempre maggiore frequenza ci vengono proposte dalla Tv. Una volta sono i bambini dell’asilo, una volta gli anziani, in altri casi persone con handicap. È solo dell’altro ieri l’ultimo caso che ha coinvolto gli ospiti di un Centro di Riabilitazione neuropsichiatrico di Grottaferrata in provincia di Roma. Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni. Spintoni, calci, schiaffi, ospiti ingozzati di cibo a forza, umiliati, scopate sulla testa contro bambini e ragazzi che hanno un’età compresa tra gli otto ed i vent’anni. I carabinieri dopo mesi di indagini hanno fatto il blitz che ha portato all’arresto di 10 persone. E qui, all’orrore di ciò che abbiamo visto, si è aggiunto lo sconcerto di apprende che solo uno è finito in carcere mentre per gli altri nove sono scattati i domiciliari. Domanda: cosa si deve fare per finire un po’ di tempo in galera? Non bastano atti di una violenza così becera e inspiegabile a far scattare le manette ai polsi di questa gentaglia che si fregia pure del titolo di educatore professionale o di assistente socio sanitario con funzioni educative? Evidentemente non basta. Di fronte a questi reati odiosi messi in atto contro persone che non hanno né la capacità di difendersi né spesso il modo di farlo sapere all’esterno ci sarebbe sono una strada: il carcere subito e poi provati i fatti il licenziamento in tronco o il ritiro della licenza per occuparsi delle persone. Invece il passaggio ai domiciliari consente a queste persone (persone?? Suvvia!!) di starsene al calduccio nella loro casetta incurante della bestialità commessa. La Nota, per scelta, si occupa poche volte di fatti di cronaca nera soprattutto per la complessità della materia e per i risvolti umani che molti fatti hanno. Di fronte a queste cose, ripetiamo sempre più frequenti, però restare in silenzio è impossibile. E non sarebbe giusto. Così come non è possibile restare insensibili di fronte ai domiciliari delle persone coinvolte. Magari un buon avvocato e un giudice cavilloso permetterà a costoro di farla franca dopo alcuni giorni di galera nel salottino buono di casa.  Resto basito. Faccio mia questa frase di Martin Luther King: “Ciò che mi spaventa non è la violenza dei cattivi; è l’indifferenza dei buoni”. Dobbiamo sempre stare fermi tra le fila degli indifferenti?


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