Un voto secondo coscienza. Già, la coscienza della realpolitik

31.07.2015 05:54

Il giorno precedente il voto secondo coscienza, il giorno successivo il balletto delle dichiarazioni con la solita predilezione per il cerchiobottismo, ossia l’arte di dare un colpo al cerchio e uno alla botte che ha avuto l’apice nelle dichiarazioni dei vice segretari del Pd Debora Serracchiani e Vincenzo Guerini. Se il Pd, il partito di Matteo Renzi, era in cerca dell’ennesima figuraccia sulla vicenda del senatore Ucd Antonio Azzolini ha fatto bingo, dimostrando non solo la mancanza di quella coscienza alla quale avrebbero dovuto attingere prima di votare, ma soprattutto nel manifestare che la coscienza alla quale si ispirano è quella della realpolitik, ossia la politica del proprio interesse a scapito di ogni premessa ideologica o morale. A scanso di equivoci diciamo subito che ci sarebbe stato poco da festeggiare se il Senato avesse votato sì all’arresto del senatore Azzolini, quello stesso Azzolini che rivolto a suor Marcella secondo le indagini disse:  “Da oggi in poi comando io, se no vi piscio in bocca”. Quindi nessun brindisi, ma perlomeno di fronte al sì si poteva immaginare una qualche similitudine di trattamento tra un senatore della Repubblica e un comune cittadino. Se i reati contestati al senatore di Molfetta fossero stati contestati ad un signor Brambilla qualsiasi dove sarebbe adesso il fantomatico Brambilla? Risposta scontata: agli arresti. Invece per il senatore è prevalso il voto di coscienza. Di quale coscienza si parla non è dato sapere. Comunque si diceva del balletto cerchiobottista che ha trovato nei due vice segretari del Pd la massima rappresentanza di un certo modo di fare politica, che è poi quella di provare a portare a casa il massimo risultato possibile raccontando storielle buone per tutte le stagioni. Debora Serracchiani ha così esposto il suo pensiero: “Francamente credo che ci dobbiamo anche un po' scusare, perché credo che non abbiamo fatto una gran bella figura. Se fossi stata un senatore avrei votato sì  all’arresto, secondo le indicazione della Giunta”. Questo è il colpo al cerchio, mentre il colpo alla botte lo ha dato l’altro vicesegretario:  Vincenzo Guerini: “Se anche alcuni senatori del Pd hanno scelto di votare contro l’arresto evidentemente è perché non hanno rilevato dalle carte ragioni sufficienti per dare l’assenso. Ribadisco che trattandosi di scelte che riguardano le persone vanno soprattutto analizzate le carte”. Che bel pensiero garantista! Garantista solo ed esclusivamente per la casta, elementare Watson! Alla presidente della regione Friuli Venezia Giulia ha ben risposto Gianni Cuperlo: “Debora ha preso le distanze un attimo dopo il voto di Palazzo Madama, la sua indicazione sarebbe stata più utile un attimo prima”. E già, ma un attimo prima avrebbe significato dare indicazione di voto e magari in quel caso Azzolini sarebbe finito (giustamente) impallinato quindi meglio parlare poi, giusto per accontentare un po’ l’uditorio “piddino” che pare abbia poco gradito il voto dell’Aula. La sintesi del pastrocchio l’ha fatta il governatore della Puglia Michele Emiliano secondo il quale è stata “una pagina triste alla Don Abbondio”. E quindi? Quindi nulla, che diamine. Ci avete fatto caso che manca la voce del più ciarliero di tutti? Naturalmente Matteo Renzi tace e si gode l’ennesima stampella di sostegno al suo governo. L’autorizzazione all’arresto di Antonio Azzolini poteva far vacillare l’alleanza con Angelino Alfano, quindi meglio non rischiare. Anche se ormai è chiaro a tutti che manco la bomba atomica schioderebbe l’ineffabile ministro dell’Interno dalla sua bella e comoda poltrona. Scherziamo? Mica si esce dal governo per così poco. Però Matteo il Putto avrà pensato: meglio non correre rischi.  Morale della favola? Adesso possono brindare tutti: Azzolini, Serracchiani, Guerini, Renzi e i molti don Abbondio che popolano l’Aula del Senato. Anche questa è passata. Lo scranno è salvo, la pagnotta assicurata. E la giustizia? Secondo coscienza: ovvero, la si adatta alla bisogna.


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