Vizi privati, pubbliche virtù

12.12.2014 05:50

La morte del piccolo Loris Stival a Santa Croce di Camerina, ha scatenato il solito circo Barnum che mette insieme il diritto all’informazione con il voyeurismo e quella sorta di macabro spettacolo che accompagna i delitti più efferati.

Sappiamo bene che non è la prima né sarà l’ultima volta che ciò accade. Ciò nonostante un senso di indignazione ci pervade nel vedere sviscerato il delitto in ogni più piccolo e macabro dettaglio e il passare al setaccio con sete gossippara  la vita dei protagonisti. Troppe cose, anche nella vicenda del bimbo siciliano, sono finite nel tritacarne dei media. Troppe cose, che nulla hanno a che vedere con indagini e diritto ad informare, sono finite con il fornire particolari su cui scatenare la fantasia – ripeto macabra – di molte persone.

A tutte le ore del giorno, comprese quelle che in Tv sono definite “fasce protette”, è andato in scena quella sorta di “delitto minuto per minuto” in una competizione degna di ben altri argomenti. Ebbene, personalmente trovo tutto ciò disdicevole, assurdo e morboso. Però poi – anche da appartenente a quel mondo che fornisce notizie – mi pongo una domanda: la colpa è solo dei media?

Facendo un piccolo sondaggio tra amici e conoscenti la risposta è univoca: sì, la colpa è di chi fa informazione. Nelle conversazioni esce sempre lo stupore e la condanna nei confronti dei mezzi d’informazione. Ma qualcosa non torna. Basta vedere i dati auditel nei giorni successivi al delitto o di un atroce fatto di cronaca nera per vedere che i conti non tornano. Tutti, ripeto tutti, i programmi pomeridiani e serali che seguono passo passo la cronaca aumentano il numero degli spettatori. E non è necessario scomodare Bruno Vespa e i suoi plastici dell’orrore illustrati spesso da compiacenti addetti al lavori per accorgersi che a trionfare è ben altro rispetto all’indignazione dichiarata pubblicamente. Verrebbe da dire che a trionfare sono gli arcinoti vizi privati e le pubbliche virtù tanto amate dai benpensanti un tanto al chilo di cui è popolata la nostra Italia.

Non c’è, in queste righe, la volontà di colpire o condannare a priori un modo d’essere. Né, tantomeno, quella di elevarsi dalla massa mettendo in mostra uno sdegno di facciata. C’è solo la necessità di provare a sviluppare un ragionamento che provi a dare una giusta dimensione ai fatti. È possibile, ci chiediamo, dimenticare che dietro ai fatti che tanto catturano  l’interesse di lettori e telespettatori c’è sempre una morte violenta? È normale dividersi in colpevolisti e innocentisti come se anche la morte violenta entrasse a far parte del tifo? No, non è possibile. Eppure succede.

Difficile, se non impossibile, trovare il bandolo della matassa e dare alle cose la giusta risonanza. Giusto e sacrosanto avere l’informazione, molto meno abbeverarsi a quei  talk-show che fanno dell’orrore il loro pane quotidiano. Per la verità un metodo veloce e pratico ci sarebbe: quello di non intasare di contatti i citati programmi. Stiamone pur certi che in presenza di poco share i programmatori delle Tv invertirebbero la rotta lasciando perdere la “vendita” di un “prodotto” che non tira. Le virgolette alle parole vendita e prodotto non sono casuali. Piaccia o no le Tv vendono un prodotto e se mancano i compratori si indirizzano su altre cose.

A fare la programmazione è proprio lo share del programma e se il morto “tira”, se le piccole vittime degli orrori domestici portano ascolti, quelli vendono il morto. E più il fatto è atroce, più ci sguazzano. A parlare sono i numeri dei giorni successivi alla messa in onda dei programmi del macabro, laddove in tutta evidenza appare chiaro l’aumento di ascolti. Non basta affermare che la Tv non dovrebbe  mandare in onda certi spettacoli dell’orrore. La conseguenza sarebbe quella di non cliccare il tasto del telecomando corrispondente a quei programmi.

Invece, e spiace da morire ripeterlo, è il trionfo dei vizi privati e delle pubbliche virtù. E sarà così anche quando – inevitabilmente – l’interesse per il la morte del piccolo Loris avrà finito di portare in dote molto pubblico. Ci saranno altri Loris, come in passato ci sono stati Samuele di Cogne, Sara di Avetrana, Meredit di Perugia, la strage di Erba o Chiara di Garlasco...  Forse si proseguirà su questa china. Sta a noi far seguire all’indignazione e alla manifestazione di pubbliche virtù gli atti conseguenti. Non basta manifestare sdegno per ciò che si vede. Fatta salva l’informazione, mettiamo in essere atti conseguenti. Fino a ridurre i cultori del circo Barnum dell’orrore ad una esigua minoranza.


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