Voci

22.11.2015 08:13

Mentre in Italia vanno in scena cortei di musulmani al grido di “Not in my name", cioè “non nel mio nome” contro i massacri dell’Isis, la capitale del Belgio diventa una città fantasma che sembra piombata di colpo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale quando le città venivano oscurate per i bombardamenti aerei. Allora si conosceva il nemico che arrivava dal cielo; oggi si conosce solo il nemico e basta. Si sa che il nemico c’è, che è pronto a colpire, che probabilmente farà una strage ma non lo si conosce, non sa da dove possa arrivare e nemmeno quando potrà colpire. Oggi, domani, dopodomani? Ecco il dopo Parigi in Europa. Un dopo che ha trasformato Bruxelles – poi toccherà forse ad altri luoghi - in una città spettrale. Irreale. Tutto è diventato come il set di un film dell’orrore. E, mentre tutto questo accade, mentre il male aleggia sulle nostre teste due cortei di islamici – quelli di Roma e Milano, ma ce n’erano anche in altre città e cittadine italiane  -  hanno sfilato perché non vogliono che i terroristi “continuino a colpire ovunque in nome nostro”. Che altro potevano fare? Manifestare, come fanno gli italiani quando vogliano far sentire la loro voce ben sapendo che le voci alla fine finiscono per essere portate via del vento. Gli islamici d’Italia hanno fatto quello che era loro concesso di fare: dire di no al terrorismo che affonda le radici in un Islam che non è il loro. Erano quattro gatti? Lo hanno sostenuto con sprezzo alcuni esponenti di Forza Italia e Lega Nord ma anche un sempre ciarliero fantasma della destra come Francesco Storace che deve per forza straparlare per far sapere al mondo che è ancora in vita. Chi straparla lo faccia per sé e "Not in my voice, please!" Forse non erano tantissimi, ma in piazza c’erano. Sappiamo bene che queste manifestazioni esattamente come le fiaccolate per la Pace lasciano il tempo che trovano. Sappiamo che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Ma la foresta che cresce è speranza di vita. Sappiamo che uccide non guarda alle fiaccole e ai discorsi di piazza. Chi uccide ha un solo credo e nessuna religione. Però non esserci, né con le fiaccole né sui palchi per dire “Not in my name” sarebbe una vittoria ancora più grande per chi vuole trasformare il mondo in un santa inquisizione prima di arrivare al totalitarismo di un’idea. Sappiamo che il terrorismo che insanguina il mondo non si fermerà con le fiaccole, ma solo togliendo forza e potere a chi lo pratica iniziando magari dal non fare affari economici con il Califfato. Dicono gli esperti analisti di cose internazionali che se le grandi potenze mettessero insieme un piano unico da subito e non alle calende greche l’Isis cesserebbe di esistere. Invece ognuno va per la sua strada, lasciando che altri percorrano le nostre di strade i cui selciati si sono impregnati di uno strano colore. Un colore di morte.


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